H.C. S.Giorgio Molteno – Scalia: cronaca di un addio (non) annunciato

Non c’è che dire: ha fatto più scalpore l’epilogo che tutta una stagione lottata e sofferta sul campo.

L’esonero, com’è stato frettolosamente rubricato, di Gaspare Scalia dalla panchina dell’H.C. S.Giorgio Molteno ha scatenato una serie di considerazioni/reazioni in merito alle quali riteniamo opportuno fare un minimo di chiarezza, non volendo passare per Cerberi ingrati e privi di riconoscenza.

I fatti: giovedì 15 marzo, in occasione del previsto allenamento serale della squadra, i dirigenti della società hanno convocato Gaspare Scalia in sede per comunicare la decisione di interrompere dal prossimo anno il rapporto di collaborazione tecnica e di dare la doverosa pubblicità alla notizia (adeguata nei toni e nei modi) solo dopo la conclusione dei due impegni agonistici ancora in programma, Cassano Magnago in casa e Mezzocorona in trasferta. Impegni, tra l’altro poco influenti ai fini della classifica, essendo ormai conclamata la retrocessione in A2. La reazione è stata però drastica, a effetto: abbandono immediato dell’allenamento e indisponibilità a fornire ulteriori supporti collaborativi. Considerato compromesso il quadro motivazionale. Al punto che ci si è dovuti nottetempo attivare con la Federazione per ottenere una deroga a primo allenatore per Gianni Breda, che ha potuto in tal modo sedere in panchina a peno titolo.

Esonero, dimissioni, entrambe le cose? Si declini l’episodio come si vuole ma si escluda, lo diciamo con fermezza, il premeditato tentativo di far ricadere le responsabilità di una stagione sportiva avara di soddisfazioni su di una sola persona, sul classico capro espiatorio. Lo scopo dichiarato è stato semplicemente quello di mettere a fattor comune da subito, con la massima trasparenza, la decisione presa e permettere ad entrambi di programmare per tempo i reciproci futuri impegni. Tutto qui.

Eravamo convinti, noi per primi, che la durezza del Campionato di A1 avrebbe messo a dura prova la tenuta di tutte le componenti della società e nulla ci è stato risparmiato, nemmeno la malasorte. Nonostante la determinazione, l’impegno e le tante risorse profuse ad ogni livello. La classifica si è rivelata impietosa e la riforma dei Campionati ha fatto sì che la salvezza fosse più che altro una chimera. Certo non sono mancati gli errori ma questo aspetto non è stato l’unico elemento di giudizio. In tal senso, anzi, la società aveva da subito fornito precise rassicurazioni. E così è stato: nessuno ha mai interferito sul lavoro del tecnico, né la sua posizione è mai stata messa in discussione. Nulla di tutto, in corso d’opera.

Le sconfitte però alla lunga minano il morale, acuiscono i contrasti e soprattutto sopiscono gli entusiasmi, anche quelli più granitici. Spesso determinano la lenta deriva dei rapporti e ne segnano il traguardo. E’ una legge ineluttabile, che lo sport conosce bene e alla quale è difficile sfuggire. L’epilogo raccontato ne è la naturale conseguenza. Almeno qui però si riconosca alla dirigenza il diritto/dovere di fare valutazioni e operare delle scelte secondo i tempi ritenuti opportuni.

Si chiude così, con una reazione d’orgoglio e una troncatura netta, una collaborazione intensa, proficua, ricca di momenti entusiasmanti, durata ben quattro anni. Un finale inatteso (al di là probabilmente delle reciproche intenzioni) per un rapporto quasi affettivo, molto cercato e altrettanto ricambiato.

Non c’è morale. Il futuro dirà e, come sempre, sarà giudice. Che il vento continui, per tutti, ad essere propizio!